domenica 8 gennaio 2012

"Guarda", mi disse, "le feroci Erine. / Quest'è Megera dal sinistro canto; / quella che piange dal destro è Aletto; / Tesifón è nel mezzo"; e tacque a tanto. / Con l'unghie si fendea ciascuna il petto / battiensi a palme e gridavan sì alto, / ch'i' mi strinsi al poeta per sospetto.  (Inferno, Canto IX, vv.45-51)

Tra i demoni che si agitano sulle mura della città infernale di Dite spiccano le figure delle tre Furie: Megera, Aletto e Tesifone. Secondo la mitologia greca esse sono figlie della Terra e dee della vendetta, viventi nel Tartaro a straziare i dannati. Erano anche considerate simbolo del rimorso, della vendetta e della punizione.
E’ significativo che siano proprio loro tra le più attive nel tentativo di ostacolare il viaggio dei due poeti . Cercherò di spiegare con semplicità il processo che tende a bloccare qualsiasi forma di cammino interiore verso la conversione e il cambiamento che sono lo scopo del viaggio che Dante sta compiendo nell’oltretomba. Quando commettiamo il male nasce subito un sentimento di sconforto e di malessere che si chiama rimorso. Più che a farci sentire il dolore per il peccato, il rimorso tende a farci cadere in uno stato di prostrazione che si chiama senso di colpa. Una sorta di cappa che ci paralizza e non ci permette di accettare i nostri limiti e gli errori commessi. Mentre il senso del peccato si apre alla luce della speranza e della misericordia, il senso di colpa ci fa cadere nel baratro della depressione psichica e spirituale trasformando la vita dell’uomo in un piccolo inferno. Il maligno è intelligente ed astuto. Prima ci lusinga e ci inganna. Una volta caduti nella sua trappola si vendica e ci punisce rivelandoci il suo volto deforme, facendoci ingoiare tutta l’amarezza per il male commesso e infine insinuando il dubbio che il perdono di Dio possa venir meno. Gli evangelisti ci dicono che Giuda, preso da rimorso, andò a impiccarsi. La conversione e il ritorno ad una vita virtuosa richiedono una presa di coscienza del male commesso (inferno), un cammino di purificazione (purgatorio) ed infine la visione e la dolcezza della misericordia divina (Paradiso). Le tre Furie, che, abbiamo già detto, rappresentano proprio la conseguenza del male commesso (il rimorso, la vendetta, e la colpa), vogliono bloccarci al primo passaggio, farci rimanere nell’amarezza e nello sconforto del peccato. Ecco perché si agitano con veemenza sulle mura di Dite bloccando Dante sulla lorda spiaggia della palude infernale. Ma Megera, Aletto e Tesifone sono ancora poca cosa: esse aprono la strada ad un altro terrificante personaggio: la Medusa.

Note:
Nacquero dal sangue di Urano mutilato dei genitali da Cronos; le Erinni o Furie erano tre: Aletto, Tisifone e Megera. Dee della maledizione e della vendetta punitrice; la loro figura era raccapricciante, venivano raffigurate come vecchie orribili con serpenti invece che capelli e con occhi di fiamma. Un'altra versione le rappresenta come geni alati con i capelli formati da serpenti, con in mano torce o fruste. Perseguitavano senza tregua il colpevole con la loro spaventosa forza, finché questo non avesse espiato il suo destino.

Secondo alcuni Aletto invece, era nata da Acheronte e dalla Notte (o da Gea, la Terra, secondo altri), il suo nome non ha ancora oggi un'etimologia univoca. Probabilmente significa "colei che non riposa", "colei che non dà requie", ma alcuni interpreti propendono per "l'indicibile", "colei il cui nome non può essere pronunciato".

Tisifore, Era incaricata di castigare i delitti di assassinio: patricidio, fratricidio, matricidio, omicidio.
Un mito racconta che si innamorò di Citerone, che uccise col morso di uno dei serpenti presenti sul suo capo.

Megera, Il nome deriva dal greco Μεγαιρα, "l'invidiosa". Megera era preposta all'invidia ed alla gelosia e induceva a commettere delitti, come l’infedeltà matrimoniale.


P.s. per chi è o si fosse interessato a queste tre figure consiglio di leggere il libro "Starcrossed" di Josephine Angelini in cui sono presenti:


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